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Aprile 9, 2021

Telemedicina: l’Italia è pronta al salto di qualità

Di telemedicina nel nostro Paese si parla ormai da anni. Ma siamo davvero pronti per portare la telemedicina nella nostra quotidianità.

L’argomento è piuttosto ampio e complesso. Eppure la prima cosa che dobbiamo rilevare è che la scienza (e la scienza medica in particolare) da sempre è aperta al mondo dell’innovazione e la tecnologia. Specie negli ultimi 30-40 anni ha permesso di compiere dei passi da gigante a livello terapeutico, clinico e diagnostico.

In uno scenario del genere sembra che la telemedicina abbia trovato subito terreno fertile. Eppure, non è così.

Anzi. Se è vero che il videoconsulto è un fenomeno in crescita un po’ ovunque dobbiamo rilevare che, fino a pochi mesi fa, i dati italiani erano poco incoraggianti.

Secondo uno studio condotto dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano solo il 5% dei medici specialisti e il 3% dei medici di famiglia nel 2019 utilizzavano soluzioni di telemedicina. Invece, lo scorso anno 3 specialisti su 4 hanno dichiarato che è stata decisiva nella fase di emergenza.

La svolta per la telemedicina

Già, l’emergenza coronavirus.

Perché forse la lotta al covid rappresenta il vero crocevia che ha definitivamente aperto la strada alla diffusione della telemedicina in Italia.

Non a caso, a settembre 2020 la conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera alla telemedicina. Lo ha fatto approvando un documento che definisce le modalità di gestione delle prestazioni ambulatoriali a distanza in cui si definiscono specifici criteri e modalità di implementazione della televisita nei pazienti cronici.

Di fatto, la pandemia ha costretto molti ad accantonare le perplessità e i luoghi comuni legati alla sicurezza degli incontri virtuali con i medici. Ora, i pazienti accettano facilmente l’idea di una videochiamata di 10 minuti per discutere i risultati degli esami del sangue piuttosto che restare in una sala d’attesa fisica.

Ma c’è di più. Oggi che le soluzioni di Artificial Intelligence sono entrate a far parte della nostra quotidianità (specie nel mondo dell’enterteinment) almeno la metà delle persone dichiara di non avere problemi se fosse un computer piuttosto che un medico in carne ed ossa a rilevare e riconoscere alcune anomalie.

Dobbiamo però stare attenti a non cadere nel rischio opposto. Perché la telemedicina non sostituisce l’esperienza e la competenza di un medico ma diventa uno strumento per avvicinare medico e paziente.

Il caso della telemedicina in Liguria

Pochi giorni fa, l’Ansa batteva una notizia dal titolo emblematico: “Asl2 sviluppa la cardiologia in telemedicina Sono 750 i pazienti monitorati da remoto

Nello specifico, si sottolineava come all’ospedale di Savona centinaia di pazienti fossero seguiti da casa con il monitoraggio remoto per pacemaker, defibrillatori e non solo. Il monitoraggio remoto si basa sull’idea di assegnare ad ogni paziente portatore di un dispositivo cardiaco un trasmettitore, con cui inviare i dati relativi al loro funzionamento e ai parametri elettrici, secondo un calendario di date personalizzato.

Il paziente sa che è costantemente monitorato e che, se non viene contattato dall’ospedale, significa che il suo dispositivo funziona correttamente. Non solo uno strumento diagnostico ma anche un modo per tranquillizzare i pazienti in un momento delicato come quello attuale.

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