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Maggio 20, 2021

Il ruolo della telemedicina durante la pandemia Covid-19

In questi mesi si è parlato molto della telemedicina come insieme di strumenti per semplificare la gestione dei pazienti durante la crisi pandemica. Ma quale è stato il ruolo effettivo della telemedicina durante la pandemia da Covid-19?

Per comprenderlo è utile dare un’occhiata a: “Facing the digital divide into a dementia clinic during COVID-19 pandemic: caregiver age matters”.

Telemedicina: cosa rivela lo studio italiano su pazienti e caregiver

Uno studio pubblicato di recente sulla rivista medica “Neurological Sciences” e condotto dal Dott. Andrea Arighi, Neurologo del centro CDCD (Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze), diretto dal Prof. Elio Scarpini del “Centro Dino Ferrari” Università degli Studi di Milano, Fondazione IRCCS Ca’ Granda che è stato condotto dalla metà di aprile alla fine di luglio 2020 prendendo in considerazione i dati di 108 pazienti con deterioramento cognitivo.

Questo lavoro ha evidenziato i punti di forza e principali criticità della telemedicina nel nostro Paese soffermandosi anche sulla questione del digital divide, ovvero il divario esistente tra coloro che hanno accesso alle tecnologie digitali e chi, invece, non ha accesso per le ragioni più diverse (economiche, geografiche, anagrafiche).

Partiamo da una considerazione: il 68,5% dei pazienti si è connesso alle televisite con il neurologo tramite la piattaforma web in autonomia mentre il 31,5%, invece, non è riuscito a collegarsi ed è stato quindi successivamente ricontattato via telefono.

L’aspetto interessante è che, di questi, solo il 23,5% non si è collegato a causa della mancanza di dispositivi con connessione Internet. Nella maggior parte dei casi (76,4%), infatti, l’insuccesso è stato determinato dalla difficoltà del paziente nel collegarsi alla piattaforma.

I soggetti sono stati quindi suddivisi secondo le caratteristiche del caregiver che ha assistito il paziente durante la televisita, ottenendo quattro gruppi:

1️⃣ paziente da solo

2️⃣ paziente e caregiver della stessa generazione

3️⃣ paziente e caregiver della generazione successiva

4️⃣ paziente, caregiver della stessa generazione, e un altro caregiver delle nuove generazioni.

I gruppi 3 e 4 sono quelli che hanno ottenuto di gran lunga i risultati migliori.

Dopo alcune false partenze, la telemedicna, nel 2020, si è definitivamente affermata, dimostrandosi come la soluzione ideale a a molti problemi direttamente o indirettamente connessi alla pandemia e a quella che si sta affermando come una nuova normalità nella quale lo spostamento dei pazienti negli ospedali resta comunque limitata al fine di contenere la diffusione della malattia.

Questione di tecnologie

Le tecnologie sanitarie digitali, bluetooth e Internet of Things si sono rivelati gli strumenti per aiutare i medici a monitorare i pazienti a casa e limitare il contatto con il personale medico, fornendo un’assistenza precisa e puntuale.

In particolare, per quanto riguarda l’assistenza sanitaria in quarantena i servizi di telemedicina hanno aperto alla possibilità di effettuare visite e prescrizioni a distanza. E ci riferiamo sia ai pazienti in quarantena che agli stessi medici che hanno potuto continuare a svolgere la propria attività anche se costretti a casa (quando le condizioni di salute glielo hanno permesso ovviamente).

Una risorsa preziosa per i malati rari

Le visite sospese e spesso riprogrammate in tempi tutt’altro che brevi, inseime agli interventi rimandati e difficoltà ad interagire col proprio medico hanno rappresentato ostacoli imprevisti per tanti pazienti ma lo sono stati ancora di più per le persone affette da malattie croniche e rare che necessitano di terapie di lungo periodo e dunque di un follow up sistematico e costante.

Per questo, L’ISS aveva redatto il Rapporto “Indicazioni ad interim per servizi assistenziali di telemedicina durante l’emergenza sanitaria COVID-19” curato dal gruppo di lavoro coordinato da Francesco Gabbrielli, direttore del Centro Nazionale per la Telemedicina, con il contributo del Gruppo Covid-19 Malattie Rare e dell’Osservatorio Nazionale Autismo.

Nel rapporto si evidenziava come fosse: “…prudente erogare i servizi in telemedicina, per quanto oggettivamente possibile, a tutti quei pazienti nei quali la comparsa di sintomi da Covid-19 anche lievi o moderati, potrebbe aggravare il quadro clinico complessivo. Per queste persone le esigenze principali che si possono soddisfare a distanza sono: la verifica quotidiana della comparsa ed eventualmente dell’evoluzione dei sintomi legati a Covid-19; la sorveglianza personalizzata delle condizioni cliniche di base; l’erogazione di controlli specialistici attraverso videochiamate, eventualmente eseguendo in tal modo anche quelli già programmati prima dell’inizio del periodo di isolamento; la possibilità da parte del paziente di richiedere supporto psicologico”.

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